Studio Daimon. Si effettuano percorsi di promozione del benessere e di crescita personale. Nello specifico:
- facilitazione di alternative di risoluzione dei problemi (problem solving) più efficaci e salutari;
- gestione dello stress e dei conflitti tramite il potenziamento della resilienza personale;
- supporto e potenziamento del self - care (capacità del prendersi cura di se') e dell'autostima o valore di se'.
Per maggiori informazioni:
www.psicologafano.com
info@psicologafano.com
Blog dedicato alla promozione di una serena sessualità ed affettività. Curato da: - Dott.ssa Francesca Carubbi, psicologa e psicoterapeuta rogersiana, Fano (PU) - Dott.ssa Antonietta Albano, psicologa e psicoterapeuta ed esperta in sessuologia clinica, Parma
domenica 20 dicembre 2015
giovedì 28 maggio 2015
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martedì 4 novembre 2014
Il vissuto in psico-oncologia:l' ideale e il reale!
UN
RICORDO PER SEMPRE
... ho bisogno di liberarmi di questo “fardello”...
.... ho bisogno, forse, di sentirmi utile per
qualcuno...
Ecco perché ho deciso di scrivere! Potrebbe servire
ad altri, che hanno vissuto o vivono la mia stessa dolorosa
esperienza, come conforto!
Per fortuna riesco a non chiudermi in me stessa e ad
essere forte.. a pensare che questa mia tragica esperienza possa
essere di aiuto a qualcuno, così come io mi sento consolata e, in
qualche modo, incoraggiata quando leggo di esperienze simili.
Tutto ebbe inizio nell'estate 2010. Eva si trova al
mare. Infervorita dai preparativi per l'arrivo dei suoi figli, che
avevano trascorso con i nonni un'intera settimana da soli.
Ricorda la gioia e il dolore, all'improvviso!
Un dolore forte; pungente.. persistente alla “sua”
bocca. Lingua e gengiva doloranti.
Da quel momento tutta la “sua” vita è cambiata:
controlli medici continui; incertezza; incredulità e l'ostinazione
di voler credere ad una cosa banale. Fingere che tutto fosse
normale, ma poi arrendersi e tornare a casa. Lontana dalla quiete e
dalla serenità. Familiarizzare, immancabilmente, con la realtà
sempre più cruda e sconvolgente.
“Nel ricordo, rivivo la corsa frenetica a cercare
soluzioni... angoscia, presentimenti e... purtroppo, nulla di
infondato!
Nove mesi di agonia: chemio e radio. Le forze che,
pian piano crollano... ma non quelle dell'anima!
Terapie, comunque, non efficaci. Si necessita di un
intervento demolitivo, che mi ha strappato via lo sguardo e la
parola”!
Nonostante tutto, dopo l'intervento, si riprese
adeguatamente. Iniziò l'attesa snervante dell'esito delle analisi
e... che fare? “Attrezzarsi” ed affrontare tutto ciò che ci
aspettava.
Tutti coinvolti, anche se era lei a dover affrontare il
nuovo calvario del percorso terapeutico/riabilitativo.
Lo smarrimento, l'incertezza del cosa fare. L'ansia per
l'esito dell'operazione; lo struggimento e la pena per il dolore.
Ritrovarsi ad affrontare ancora altre difficoltà. Il dopo... come
riuscire a vivere come prima? “Non sono più la stessa. Non
potrò più fare il mio lavoro... ma penso di avere avuto, comunque,
il coraggio e vorrei poter trovare, ancora, tanta forza in me... non
tanto per me, ma per i miei figli, perché loro sì che sono la mia
vita!
Ha mostrato un coraggio ed una forza straordinari, fino
all'ultimo! Grazie a quello straordinario coraggio e forza di
volontà non si arrese mai e posso solo immaginare quanto le sia
costato.
“Non è giusto che io sia qui, nella mia casa,
fuori l'odore straordinario della primavera, a permettermi il lusso
di rimuginare sulla mia sofferenza e nulla più”.
Mai ha mostrato cedimenti, almeno evidenti, con gli
altri. Preferiva evitare di lasciarsi andare, anche se un giorno mi
ha detto: “sai che difficilmente piango? É
difficile che io esterni le emozioni... sì sono dura, ma sensibile,
direi”! Un modo per non cedere alla disperazione e nello stesso
tempo per proteggere gli altri dalla pena.
Tutti abbiamo avuto una linea comune: cercare di
coinvolgerla il più possibile in una vita normale.
Cercavamo di fare del nostro meglio: le stavamo vicino.
Le parlavamo continuamente, ma il tormento più grande era il non
sentirsi all'altezza, la sensazione frustrante di non riuscire a
trovare le parole giuste al momento giusto. Ricorrevo ai messaggi
scritti, alle lettere, cercando di chiarificarle che “scrivere è
terapeutico: permette di esprimere facilmente le proprie emozioni,
anche quando è difficile”!
“Sono caparbia, però, e la voglia di essere
ottimista non mi manca. Ci sono momenti in cui, a volte, mi aggiro
smarrita per le stanze, gridando il mio dolore, altri di dignitosa
compostezza e momenti di dignità raziocinante.
La consapevolezza di condividere la pena di molti non
mi consolava più di tanto, ma mi dava forza.
Certo... sono stanca; stanca e vuota... e pensare di
condividere la pena di molti non è poi una gran consolazione, al
massimo posso pensare che come ce l'hanno fatta gli altri, ce la
posso fare anch'io, perché non ho mai visto in effetti nessuno così
totalmente disperato da rinunciare del tutto a vivere anche dopo un
grande dolore, anche vivendo quotidianamente in un'ansia e una
preoccupazione lacerante, come sembra debba essere il nostro futuro”.
Col passare del tempo, quanto più diventava evidente la
gravità della situazione, tanto più cercava di armarsi di coraggio,
per riuscire ad affrontare con presunzione, senza troppa difficoltà
il momento degli adii e il dopo.
Quanto poi era preparata, lo vidi alla fine. Quel
giorno, quel grigio mattino di fine aprile 2011, pareva adatto a
dirle addio... e non posso più sentirla da allora senza provare una
stretta al cuore.
Nell'immediato mi aggrappavo al pensiero delle persone
care a cui dovevo in qualche modo dare conforto. La consolazione era
che lei se ne era andata con dignità... era quasi la sua
ossessione... in un ambiente bello, circondata da persone care.
Non è stato semplice affrontare, davvero, il dopo...
dolore e disperazione, laceranti!
C'è la serenità con cui riesco a pensare a lei che,
spesso, lascia il posto, all'improvviso, ad una sensazione di vuoto e
perdita irreparabile: il dolore della mancanza, sofferta, dai suoi
bambini.
Ricordo le sue parole: “non ci si rassegna, ci si
abitua. Si cerca di continuare a vivere una vita normale, anche
lieta, ma non è facile. A volte diventa una ricerca, anche
febbrile, di distrazioni, interessi, a volta un'apatia che sfocia
nella depressione”!
Credo, comunque, che si debba accettare questo
alternarsi di momenti sereni e disperati. L'errore più grande è
chiudersi in se stessi; bisogna avere il coraggio di chiedere aiuto,
di aprirsi agli altri con umiltà, senza avere timore di mostrare la
propria debolezza.
E poi, non bisogna dimenticare gli altri... ci può
sempre essere qualcuno che ha bisogno di noi, qualcuno a cui tendere
la mano e nel momento in cui si condivide la pena e si porta conforto
ci si sente più forti, utili e migliori... perché è questo che
avrebbe desiderato lei... alle soglie dei suoi soli 38 anni!
Dr.ssa
Antonietta Albano
Psicologa e
Pedagogista
Formazione in
Sessuologia Clinica - Perfezionamento in Psicologia Giuridica.
lunedì 13 ottobre 2014
SEDUZIONE ED EROS: percezione nelle varie società!
«Nella
nostra specie i rapporti sessuali non hanno una funzione solo
riproduttiva;
una
relazione sessuale è anche interazione sociale».
La
sessualità si esprime con comportamenti e regole dettati dalla
cultura. Natura e cultura sono ugualmente importanti nella
definizione dell’identità sessuale di un individuo.
Un
rapido sguardo oltre i confini del proprio paese conferma che i
popoli sono diversi anche nel modo di vivere il sesso: cambia da un
paese all’altro, da una settimana all’altra, da un giorno
all’altro. Etica, morale, religione e cultura definiscono per
ciascun popolo il modo di vivere il sesso.
Ogni
cultura regolamenta la sessualità: chi, come, dove, quando e perché.
Norme generali che stabiliscono quando è permesso e perché è
permesso.
I
termini in cui vengono definite queste regole variano moltissimo tra
una cultura e l’altra. Le differenze nei comportamenti sessuali
sono diventate di recente oggetto di studio:
l’età
del primo rapporto sessuale varia sensibilmente da un paese
all’altro. Secondo le statistiche, che riguardano i paesi
industrializzati, i ragazzi americani sperimenterebbero, prima dei
loro coetanei europei, la loro prima volta a 15 anni, rispetto ai 17
degli europei. I legami che si instaurano tra i primi sono meno
duraturi, a differenza dei secondi dove sono stabili e duraturi,
nonostante la giovane età dei ragazzi.
Una
ricerca sul comportamento sessuale della popolazione mondiale ha
evidenziato una variazione anche nella frequenza dei rapporti
sessuali: la popolazione più attiva risulta essere quella russa,
francese ed americana, con 130 rapporti l’anno; quella meno
passionale sarebbe l’orientale con solo 30 rapporti l’anno.
La
cultura influisce sulla nostra sessualità; sul nostro comportamento
sessuale; forma le opinioni correnti, sia direttamente che
indirettamente, tramite le immagini diffuse dei media, in base a cui
decidiamo chi è un partner sessualmente adeguato e chi non lo è;
quando si può avere un rapporto sessuale e quando, invece, è
proibito.
Questi
elementi forniscono i parametri che regolano l’attività sessuale.
Acquista sempre più piede un approccio universale allo studio della
sessualità.
I
fenomeni connessi con la globalizzazione, come il flusso migratorio
sempre più intenso, tendono a ridurre le differenze culturali tra le
popolazioni e, di conseguenza, anche le abitudini e i comportamenti
sessuali.
Le
pratiche sessuali si trasformano rapidamente a contatto con nuovi
stili di vita. Anche la passione è condizionata da modelli
culturali, che dettano agli individui i criteri per gestire un
rapporto sessuale. Recentemente questi modelli hanno subito grandi
trasformazioni e hanno cambiato radicalmente le abitudini sessuali.
Anche
nell’ambito della Sessuologia la ricerca non può escludere le
differenze culturali; vanno tenute in considerazione laddove ci
permettono di completare il profilo delle nostre conoscenze sulla
sessualità. La cultura di appartenenza nutre un individuo sin
dalla nascita, plasma tutte le sue concezioni e in particolare quelle
che riguardano il suo ruolo nella comunità e la sua identità
sociale.
Parte
integrante dell’identità sociale di un individuo sono le sue
abitudini sessuali e la comunità regola il comportamento sessuale a
seconda del ruolo che attribuisce a uomini e donne.
L’omosessualità,
ad esempio, è un comportamento sessuale che più di altri necessita
l’accettazione culturale; molto importanti sono i modelli di
riferimento. L’omosessualità rappresenta come l’identità è
il frutto di una elaborazione della cultura.
Oggi
le norme per la sessualità sono trasmesse tramite l’educazione
sessuale.
Chi non ha una conoscenza adeguata della propria sessualità,
spesso, ne ha anche una percezione distorta e vive le sue esperienze
sessuali in modo non appagante e, talvolta, anche doloroso.
Questi
comportamenti espongono, maggiormente, al rischio di malattie
sessualmente trasmesse; la scarsa conoscenza è il comune
denominatore di molti disagi e disturbi della vita sessuale.
L’educazione
sessuale sembra avere un carattere prettamente informale in base alle
ricerche condotte. La trasmissione delle conoscenze agli adolescenti
avviene, specie, tramite coetanei e fratelli maggiori. Nelle
comunità tradizionali questo compito è affidato agli anziani; nella
maggior parte dei casi si tratta di forme di educazione non
strutturate, che non vengono sostenute da programmi governativi.
Fornire
un bagaglio completo di informazione è una priorità dell’educazione
sessuale dei più giovani, che dovrebbe avvenire sin dall’età
prescolare. Al termine del ciclo di istruzione obbligatoria i
ragazzi debbono avere un’informazione completa su tutto.
Importantissima
è l’educazione
all’affettività,
che comincia sin dalla prima infanzia, tramite il contatto fisico coi
genitori; il bimbo accetta se stesso sentendosi amato e convincendosi
di meritare questo amore. L’educazione diventa didattica quando il
bimbo acquisisce una completa padronanza del linguaggio.
L’unione
sessuale è il rapporto umano che più di ogni altro è oggetto di
una complessa regolamentazione non scritta: le regole di questo gioco
a due mutano rapidamente e non sempre nella relazione di coppia si
riesce a far fronte alle esigenze di entrambi i partner.
La
diffusione di informazioni complete sulla sessualità è un supporto
fondamentale della comunicazione di coppia, ma talvolta le rotture
sono inevitabili.
Il
matrimonio rappresenta l’istituzione più diffusa nel mondo per
regolamentare l’unione sessuale. La ritualità delle cerimonie
nuziali, spesso, sono frutto di uno scambio di simboli tra diverse
culture.
Dr.ssa Antonietta
Albano
Psicoterapeuta-
Sessuologa
La carezza: tenero linguaggio del corpo
Il
linguaggio corporeo rappresenta una particolare dimensione
comunicativa, senza la quale non sarebbe possibile sperimentare le
diverse dimensioni della vita affettiva e sessuale.
In origine la comunicazione rappresenta un evento corporeo, che ci accompagna all’incontro con l’altro nella dimensione emozionale e la carezza ne è testimone.
In origine la comunicazione rappresenta un evento corporeo, che ci accompagna all’incontro con l’altro nella dimensione emozionale e la carezza ne è testimone.
“Gesto
semplice, ordinario e quasi automatico”, ma non è affatto questo
il modo appropriato per poterla descrivere. La carezza permette di
“parlarci” attraverso il contatto con il corpo, in quanto il
tatto non è una semplice sensazione fisica, ma è anche emozione e
comunicazione e richiede apprendimento, intuizione, pazienza,
insistenza, novità e schiettezza.
E’ fatta non solo di contatto, ma anche di tempo e tempestività. Rappresenta la concretizzazione dell’affetto, la certezza dell’amore, un gesto umano e raffinato di cui non si può far a meno.
Dietro ogni carezza ci sono immagini, fantasie, convinzioni, speranze e soprattutto sogni.
Nell’intimità diventa un gesto inevitabile, tale da sostituire l’amplesso stesso, poiché non solo le mani si accarezzano, ma anche i corpi si strofinano e si toccano.
Ridurre il rapporto sessuale ad un semplice coito manifesterebbe non solo il disprezzo per il proprio corpo, ma anche per quello altrui.
Nell’atto amoroso le carezze segnano la qualità dell’orgasmo, approvazione e completamento. Penetrano a fondo nei sensi, nella pelle, nel corpo, costituendo un messaggio totale, adesione e disponibilità.
Vivificano il desiderio erotico nel coito, che con l’appagamento tende ad annullarsi.
Si dice che la sessualità maschile, per fattori estrinseci, non è incline alle carezze e che la pulsione sessuale, come i desideri, sia incentrata soprattutto sul pene.
Non è così… anche l’uomo è desideroso delle carezze della donna e la gioia maggiore è quella di prendere il suo corpo nudo fra le braccia e sentire il calore contro la pelle.
La carezza per l’uomo rappresenta una relazione autentica, carica di affettività e di scambio e “nel corpo femminile ritrova l’universo, di cui apprezza la bellezza con infinite carezze.
La donna, da parte sua, fa tremare il corpo dell’uomo per effetto delle sue carezze”.
La carezza se si presenta troppo incerta e timida induce a credere che la persona che la pratica tema qualcosa.
Se è troppo energica, invece, può essere vissuta come aggressiva. Ciò che deve possedere è la facoltà di andare al di là del silenzio percettivo e di essere gustata appieno nelle sue sfumature.
L’atto della carezza esprime il desiderio di far provare piacere e sicurezza, che si innescano a livello emotivo attraverso il contatto corporeo, che induce a non interrompere mai questo contatto, per passare da una zona erogena all’altra, poiché si rischierebbe di suscitare nel partner un senso di frustrazione, di abbandono e di incertezza.
Ogni centimetro quadrato del nostro corpo necessità di una carezza particolare:
E’ fatta non solo di contatto, ma anche di tempo e tempestività. Rappresenta la concretizzazione dell’affetto, la certezza dell’amore, un gesto umano e raffinato di cui non si può far a meno.
Dietro ogni carezza ci sono immagini, fantasie, convinzioni, speranze e soprattutto sogni.
Nell’intimità diventa un gesto inevitabile, tale da sostituire l’amplesso stesso, poiché non solo le mani si accarezzano, ma anche i corpi si strofinano e si toccano.
Ridurre il rapporto sessuale ad un semplice coito manifesterebbe non solo il disprezzo per il proprio corpo, ma anche per quello altrui.
Nell’atto amoroso le carezze segnano la qualità dell’orgasmo, approvazione e completamento. Penetrano a fondo nei sensi, nella pelle, nel corpo, costituendo un messaggio totale, adesione e disponibilità.
Vivificano il desiderio erotico nel coito, che con l’appagamento tende ad annullarsi.
Si dice che la sessualità maschile, per fattori estrinseci, non è incline alle carezze e che la pulsione sessuale, come i desideri, sia incentrata soprattutto sul pene.
Non è così… anche l’uomo è desideroso delle carezze della donna e la gioia maggiore è quella di prendere il suo corpo nudo fra le braccia e sentire il calore contro la pelle.
La carezza per l’uomo rappresenta una relazione autentica, carica di affettività e di scambio e “nel corpo femminile ritrova l’universo, di cui apprezza la bellezza con infinite carezze.
La donna, da parte sua, fa tremare il corpo dell’uomo per effetto delle sue carezze”.
La carezza se si presenta troppo incerta e timida induce a credere che la persona che la pratica tema qualcosa.
Se è troppo energica, invece, può essere vissuta come aggressiva. Ciò che deve possedere è la facoltà di andare al di là del silenzio percettivo e di essere gustata appieno nelle sue sfumature.
L’atto della carezza esprime il desiderio di far provare piacere e sicurezza, che si innescano a livello emotivo attraverso il contatto corporeo, che induce a non interrompere mai questo contatto, per passare da una zona erogena all’altra, poiché si rischierebbe di suscitare nel partner un senso di frustrazione, di abbandono e di incertezza.
Ogni centimetro quadrato del nostro corpo necessità di una carezza particolare:
- Capelli: da sempre segno di femminilità e differenziazione sessuale, suscitano tenerezza e desiderio. Accarezzare il cuoio capelluto porta a rilassamento e tranquillità, ma anche un brivido intenso che percorre tutta la superficie del corpo.
- Viso: particolare attenzione viene richiesta da questa parte del corpo sempre scoperta, alla portata di tutti e di forte richiamo. Oltre all’orecchio, particolare zona erogena, accarezzare le sopracciglia, il naso, gli occhi e i vari contorni del viso può suscitare una forte esperienza erotica.
- Bocca: sorgente della parola, fonte di vita o di evocazione genitale. Il bacio rappresenta una delle forme della carezza più sensuale ed intrigante che si può esprimere in diverse modalità ed intensità (bacio schiacciato, serrante, coinvolgente, esigente).
- Collo: sede di importanti elementi vascolari e nervosi. La donna è, solitamente, attratta dalla parte anteriore e laterale del collo dell’uomo, questo ultimo, invece, è attratto dai grossi muscoli laterali e dalla nuca.
- Spalla: simbolo di bellezza e delicatezza nella donna, che nell’uomo, invece, si confonde con forza e solidità. Gli sfioramenti ideali sono quelli leggeri con dita, unghie, baci e morsi leggeri.
- Braccio: esterno - interno e parte centrale sono particolarmente sensibili alle sollecitazioni dolci ed agli sfioramenti con polpastrelli e unghie.
- Polso e mano: esigono una leggera esplorazione attraverso la bocca. Baci e lingua, oltre che coi polpastrelli. Manifestazione di tenerezza e rispetto basti pensare al baciamano.
- Torace: la parte anteriore è molto erogena. La gola è sensibile al tocco leggero dei polpastrelli. La stimolazione delle ascelle è in grado di provocare dei brividi molto gradevoli.
- Seno: sensibilissimo ed altamente erotico non solo nella donna, ma anche nell’uomo, è complice di coinvolgimento a livello genitale, in quanto, nella donna la sua stimolazione può portare direttamente all’orgasmo ed intensificarne le sensazioni.
- Addome: sfruttare l’alta sensibilità dell’addome attraverso accarezzamento a cerchi concentrici e pizzicotti attorno all’ombelico.
- Schiena: brividi impercorribili si possono “degustare” attraverso carezze, pizzicotti, graffi e pressioni, che, nel momento del massimo trasporto fanno aumentare la pressione dei polpastrelli e le unghie sulla carne.
- Glutei: zona sensibile e di straordinaria attrazione. Evocano l’accoppiamento e lo scopo della carezza rimane quello di rendere viva la disponibilità ed aumentare il piacere e la profondità della penetrazione durante l’amplesso.
- Gambe: evocazione di assoluta femminilità della donna. E’ il bersaglio immediato dello sguardo maschile. Colpiscono per la linea ed il movimento, evocando le parti del corpo più segrete. Si adattano ad ogni tipo di carezza e la loro parte più interna ci porta alla diretta esplorazione della zona genitale.
- Genitali e perineo: una pressione al perineo, zona da cui si dipartono i corpi erettili, provoca gioia intensa e recupero di energia genitale, col conseguente desiderio di penetrazione. Il pene richiede una carezza particolare con la pressione e compressione. La pelle dello scroto è sensibile allo sfioramento.
- Vulva, clitoride e vagina, alla pari del pene, richiedono estrema delicatezza nello sfioramento e nel contatto orale. Al clitoride, zona erettile e di percettibilità eccellente, spetta un trattamento davvero speciale: tenerezza, dolcezza e lievi sfioramenti.
Le
carezze, quindi, rendono più dolci tutti i rapporti tra le persone,
costringendo a guardarsi con più attenzione negli occhi ed a
sentirsi più intensamente con le orecchie.
Attraverso la carezza la sessualità si estende a tutto il corpo e trova la sua dimensione.
La sessualità diventa frutto di tenerezza, sensibilità ed intelligenza.
Si glorifica così il corpo, che diviene non solo il mezzo del non detto, ma il luogo del linguaggio.
Attraverso la carezza la sessualità si estende a tutto il corpo e trova la sua dimensione.
La sessualità diventa frutto di tenerezza, sensibilità ed intelligenza.
Si glorifica così il corpo, che diviene non solo il mezzo del non detto, ma il luogo del linguaggio.
Dr.ssa
Antonietta Albano
Psicoterapeuta-Sessuologa
“...tutto in fondo può essere possibile con le carezze:
soggiogare la collera, disarmare la distruzione.
Tuttavia il regno della carezza resta quello dell’ amore...” !!!!
(Giorgio Abraham)
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