martedì 18 giugno 2019

PsicoFiaba. L'uso della fiaba in ambito clinico e di comuntà

Vi segnalo la mia seconda opera sull'uso delle fiabe in ambito clinico e di comunità
PsicoFiaba. In libreria e online
 https://www.alpesitalia.it/prodotti-671-psicofiaba

Amori 4.0. Viaggio nel mondo delle Relazioni

Giovedì 13 giugno 2019 è uscito il libro "Amori 4.0. Viaggio nel mondo delle relazioni" (a cura di) Amalia Prunotto, Maria Letizia Rotolo, Marianna Martini, Diana Vannini, edito da Alpes Italia, Roma.
Un bellissimo e interessante Volume, a cui hanno partecipato innumerevoli colleghi.
All'interno è contenuto un nostro contributo - mio e di Antonietta Albano - scritto insieme ad Amalia Prunotto: "Dipendenza sessuale...fra mito e realtà!"
Buona lettura!

Sito di Alpes
https://www.alpesitalia.it/prodotti-684-amori_4_0

martedì 10 luglio 2018

"I fatti sono amici": l'errore in psicoterapia

Rogers ha sempre sostenuto che i fatti sono i migliori amici dell'apprendimento e, quindi, del cambiamento (Rogers, 1980). Ciò vale anche per il mondo della psicoterapia. Diciamoci la verità: come terapeuti non amiamo sbagliare, fare papere. E quando ciò succede, talvolta ci invade uno sconforto e frustrazione tali, che vorremmo mandare tutto all'aria. Ma come sbaglia il terapeuta? Può succedere in moltissimi modi. Naturalmente non sto parlando di violazioni di setting o di codice deontologico, ma di errori di comunicazione, di ascolto, ma anche di valutazioni, di scelte di determinati trattamenti di elezione o impasse relazionali, che possono venire riconosciuti attraverso dispositivi di supporto allo psicoterapeuta, come intervisioni, supervisioni e terapia personale. Per fare un esempio, proprio ieri, durante la mia supervisione mensile, il mio supervisore, appunto, mi ha fatto notare quanto mi fossi bloccata con un paziente, avendo, probabilmente, facilitato il suo abbandono prematuro del setting. Mi sono resa conto, in effetti, che durante la nostra interazione, mia e del cliente, mi sono persa in un'artificiosità tale dell'ascolto, di aver mandato in tilt la mia bussola interiore, il mio locus di valutazione interno (Rogers, 1951), con conseguente perdita di empatia, autenticità e accettazione. In soldoni, ho letteralmente buttato nel secchio le "condizioni necessarie e sufficienti" rogersiane (Rogers, 1957; 1962). Non ho avuto fiducia della mia congruenza e mi sono, da qui, imbrogliata e, conseguentemente, sabotata. Beh, mentre sto scrivendo, la mia saggezza interiore mi sta facendo provare profondo rammarico per aver perso un'occasione, per essermi trincerata in vecchi meccanismi che, probabilmente, sono miei scogli e talloni d'Achille. Non amo ammettere i miei limiti, le mie sconfitte, i miei fallimenti. Però, allo stesso tempo, sono consapevole che, come ogni altro essere umano, sono fallibile, e che con umiltà, fatica ed esercizio posso apprendere dai miei refusi, per scongiurare il ripetersi degli stessi in futuro. Come ci insegna Rogers (1980) "l'unica persona che si può ritenere istruita è quella che ha imparato come si fa a imparare a cambiare". In tal senso, mi piace paragonare il terapeuta, che apprende la difficile arte dell'ascolto terapeutico, al bambino che impara a camminare e che, per farlo, inevitabilmente cade e si sbuccia le ginocchia.  Nel libro che ho pubblicato a giugno "Paco, le nuvole borbottone e altri racconti", per quanto riguarda l'importanza dell'errore, quale fonte di apprendimento educativo, ho scritto proprio questo: "...lo sbuccio alle ginocchia, lo vedo come metafora della vita, di ciò che è in realtà...Una direzione e non una destinazione. Una complessità di valori e vissuti emotivi, non sempre intrisi di felicità, ma anche di sofferenza, di inciampi appunto. Ma facenti parte di una vita arricchente, fresca e stimolante (Rogers, 1980)" (Carubbi, 2018, p. 13). E l'affascinante arte terapeutica è come la vita: una direzione e non una destinazione. Un so - stare in incognite, in attese, in frustrazioni. Ma anche in gioie, passioni e desideri. E' un continuo flusso coraggioso di apprendimento e cambiamento.

venerdì 8 giugno 2018

Uscita libro "Paco, le nuvole borbottone e altri racconti"

Ci siamo! Da oggi il mio libro è acquistabile online e in libreria. Il libro è dedicato a chi, occupandosi di educazione, vuole utilizzare la Fiaba come strumento per supportare lo sviluppo emotivo del bambino.
Adatto per i genitori.
Per visionare la scheda: http://www.alpesitalia.it/scheda.cfm…

mercoledì 21 marzo 2018

"Er fijio de' re, puorco". Una Fiaba popolare come elogio alla vitalità.

"Er fijio de' re, puorco" è una Fiaba popo)lare marchigiana (Fabriano), che, sulla scia della Novella tradizionale, quindi non edulcorata nei suoi aspetti più grotteschi, licenziosi e spaventosi, cerca di esorcizzare ciò che è più estraneo dentro di noi  e, rispetto all'epoca della narrazione orale, anche i pericoli insiti in un ambiente, come quello della Terra di Marca, ostico e difficile, a causa della sua configurazione geografica e della sua continua lotta per la sopravvivenza, soprattutto per il Ceto Contadino (Rossi, 1994).
In tal senso, da un punto di vista psicologico, la Fiaba tradizionale e popolare si confà particolarmente nel divenire uno strumento di facilitazione dell'integrazione di quelle parti di sé, subcepite, intercettate e negate alla coscienza (Rogers, 1951), che hanno carattere di pericolo e minaccia per la coerenza e la stabilità della Struttura del proprio Sè (ivi). In altri termini, la schiettezza linguistica, dal carattere così immediato, spontaneo, a tratti cruento e, soprattutto, privo di quelle artificiosità tipiche delle novelle più conosciute a noi, permette di poter simbolizzare con meno paure ciò che di spontaneo, immediato, vero, ma anche di arcano e misterioso è in noi, all'interno del nostro Vero Sé (ivi), che, non dimentichiamo, comprende  tutte quelle percezioni, modalità di costruzione dell'esperienza,  e tutti quei valori, sentimenti che tendiamo a giudicare come mostruosi, alieni e, quindi, estranei. Ma che, se ci ostiniamo a relegarli in un angolo remoto della nostra identità, non faranno altro che remare contro di noi. Infatti, l'ascolto della nostra Saggezza Organismica e, conseguentemente, lo sviluppo ed il progredire della nostra Tendenza Attualizzante (ivi), della nostra pulsione vitalistica, non possono esimersi dall'integrare sia le nostre pulsioni mortifere, i nostri vissuti emotivi meno "nobili" (per lo meno come tendiamo a percepirli), come ad esempio rabbia, odio, invidia, gelosia, bensì le nostre fantasie più recondite e che reputiamo più vergognose ed inaccettabili. E la Fiaba fabrianese parla proprio di questo. Nello specifico, il racconto, in dialetto, narra le vicende di un giovane principe, che, di giorno fu un maiale, ma di notte tornò ad essere un bel ragazzo. Il principe, poiché volle una moglie, chiese la mano delle figlie del Mugnaio. Costoro, quando videro che il loro re - porco, a tavola,  mangiava, appunto, come un maiale, arretravano inorridite. Allora, il re si vendicò uccidendole. L'ultima sposa, più consapevole e congruente (Rogers, 1957) non battè ciglio dinanzi al comportamento dello sposo/porco, ma, anzi, lo pulì perbenino, tanto che riuscì  a trasformarlo in un bel giovane: "...e lia, che avea più giudizio de quell'antre je ro pulia co' 'na pezzetta per fallo magnà mejo. Dopo magnato giétte a letto; e a mezzanotte 'bbocca 'ntella cammera el giòane più biello del munno." (Gianandrea, Mannocchi, 1994, pag. 12). Traducendo: "... E lei, che aveva più giudizio delle altre lo aveva ripulito con una pezzetta per farlo mangiare meglio; ed a mezzanotte entrò nella camera il giovane più bello del mondo".  Questo racconto, molto somigliante a "Barbablù", scritto da Perrault nel XVII secolo (una bellissima lettura psicologica è contenuta in "Donne che corrono coi Lupi" di C. Pinkola Estés, 1992), può divenire metafora del pericolo di soccombere, a causa di retaggi e pregiudizi culturali, a quelli che Pinkola Estés (1992) definisce "predatori della psiche", ossia a quelle modalità mortifere di autocensura, di non ascolto e sviluppo del proprio potenziale umano,  della propria vitalità e creatività, intesa anche come energia corporea, sessuale ed affettiva, del proprio empowerment personale (Rogers, 1977). In termini simbolici, il puorco, può ben rappresentare, nello specifico, quegli aspetti vitalistici di piacere, soddisfazione e di passione, di desiderio, che non sempre riusciamo ad esprimere nel loro potenziale, a causa di inibizioni interiorizzate e di stereotipi socio - culturali. Riassumendo, l'ultima sposa è colei che ha potuto toccare con mano i suoi aspetti, finora relegati, senza venirne sopraffatta ed annientata, ma facendoli propri, dando vitale nutrimento al proprio vero ed organismico sé: la ragazza ha ridato luce, bellezza ed offerto legittimo spazio a quelle parti che, se fossero rimaste silente e distorte, avrebbero devitalizzato e mortificato la sua esistenza. La Luce non esiste senza Ombra e viceversa.

© Francesca Carubbi
psicologa - psicoterapeuta rogersiana
www.psicologafano.com